Poesie per un anno 41 – Paolo Bertolani

di Francesco Paolo Memmo

 

Paolo Bertolani (26 gennaio 1931 – 19 febbraio 2007) si è affermato nel corso degli anni come uno dei maggiori poeti dialettali del secondo Novecento (il suo dialetto è quello di Serra di Lerici, dove era nato e vissuto).
Ma aveva esordito come poeta in lingua nel 1960 con una raccolta stampata quasi alla macchia in pochissime copie («Le trombe di carta», ristampata nel 2004 dall’editore ConTatto di Lerici) e come poeta in lingua si era fatto conoscere da un più vasto pubblico nel 1976 con un libro edito da Guanda, «Incertezza dei bersagli», che poteva vantare una quarta di copertina firmata da Vittorio Sereni.
Questa resta per me la prova più significativa di Bertolani, che poi ha continuato a scrivere con altrettanto ottimi risultati sia in lingua che in dialetto, in versi e in prosa (a partire da «Racconto della contea di Levante», Il Formichiere, 1979; poi il melangolo, 2001).
C’è nella poesia di Bertolani una «sofferta, vigorosa forza etica», per usare le parole di Giuseppe Conte nel risvolto di copertina della nuova edizione di «Incertezza dei bersagli» (Guanda, 2002); una forza che si fonda sui valori ai quali Bertolani rimane sempre fedele (la propria terra, le proprie memorie, il valore dell’amicizia, la perlustrazione appassionata della storia e del presente) e si confronta con le esperienze culturali a cui questa poesia esplicitamente si rifà.
Bertolani, scrive ancora Conte, «è un ligure anomalo che parte dalla “linea lombarda” di Sereni e approda a Bertolucci […] non senza dialogare con Solmi o Fortini […]. Lirismo puro, ermetismo, avanguardia gli sono estranei».
Lo sguardo sul mondo (il suo e quello degli altri) non è mai spento.