Poesie per un anno 39 – Enrico Thovez

di Francesco Paolo Memmo

 

Enrico Thovez (10 novembre 1869 – 16 febbraio 1925) espresse in tutti i suoi saggi critici e soprattutto in quella che rimane la sua opera maggiore («Il pastore, il gregge e la zampogna», Ricciardi, 1910) la sua profonda avversione per il classicismo, accusato di anteporre la forma a ogni altra istanza.

I suoi riferimenti ideali erano i lirici greci. Di tutta la nostra letteratura salvava solo Dante e Leopardi. Per il futuro auspicava un poeta che sia «un uomo completo […] soprattutto con un’alta coscienza umana».

Due i suoi libri di versi: «Il poema dell’adolescenza» (1901; l’edizione più recente è quella del 1979, curata per Einaudi da Stefano Jacomuzzi) e, a distanza di parecchi anni, i «Poemi d’amore e di morte» (1922).

L’interesse maggiore, in entrambi i casi, è di ordine metrico, per il particolare tipo di verso lungo adottato che nella raccolta del 1901 è un doppio ottonario che ancora risente delle esperienze “barbare” di Carducci e Pascoli, mentre nella raccolta successiva è un più mosso e inusuale verso di tredici sillabe scomponibile in ottonario + quinario, o viceversa.

Nel momento in cui comincia ad affermarsi il verso libero, Thovez rappresenta un caso interessante di compromesso fra tradizione e innovazione.