Poesie per un anno 383 – Gilda Musa

di Francesco Paolo Memmo

 

Gilda Musa (1926 – 26 febbraio 1999) è stata un’importante scrittrice di fantascienza, con all’attivo sette romanzi e centinaia di racconti. Germanista, ha curato l’antologia «Poesia tedesca del dopoguerra» (Schwarz, 1958), e traduzioni da Brecht, Musil, Wiechert, Broch, Hesse. Ha pubblicato, a partire da «Il porto quieto» (Schwarz, 1953) e fino a «Notizie in bianco e nero» (Sciascia, 1983) varie raccolte di versi. Ma qui voglio segnalare il volumetto «Mille finestre illuminate. Un racconto e diciannove poesie sparse», curato dal marito Inìsero Cremaschi per le edizioni fiorentine di Gazebo pochi mesi dopo la sua scomparsa. Le rende omaggio, in apertura, Mariella Bettarini che in lei riconosce «una luce vivida di intelligenza e di pudore, di strenuo amore alla scrittura, alla cultura (cultura non scissa, ma miscelata finalmente tra letteratura e scienza, emozione e co-scienza), alla parola, all’arte».

Forse pochissimi, oggi, ricordano Gilda Musa come poeta. Ma era niente male, credetemi, niente male.