Poesie per un anno 373 – Luigi Siciliani

di Francesco Paolo Memmo

 

Il calabrese Luigi Siciliani (15 febbraio 1881 – 24 maggio 1925), dopo essersi laureato in giurisprudenza e in lettere a Roma, si trasferì a Milano dove fondò il settimanale interventista «Il Tricolore», aderendo all’Associazione Nazionalista Italiana che poi si fuse col Partito Nazionale Fascista. Volontario durante il primo conflitto mondiale, partecipò con l’amico Gabriele D’Annunzio all’impresa di Fiume e nel 1919 fu eletto deputato. Nel 1922 fu nominato Sottosegretario di Stato per le Antichità e le Belle Arti al Ministero dell’Istruzione Pubblica, incarico che mantenne, fino all’aprile del 1923, anche quando a Luigi Facta successe come capo del governo Benito Mussolini.

Siciliani è autore di un romanzo («Giovanni Francisca», 1910) che fu allora molto apprezzato (e a ragione, sostiene chi l’ha letto). Numerose, nell’arco di meno che un ventennio, le sue raccolte di versi: «Sogni pagani» (1906), «Rime della lontananza» (1906), «Corona» (1907), «Arida nutrix» (1908) «Poesie per ridere» (1909), «L’amore oltre la morte» (1911), «Per consolare l’anima mia» (1920), «L’altare del fauno» (1923).

Oggi non lo ricorda più nessuno, e amen. Ma è incredibile il numero di scrittori, poeti, intellettuali con cui ebbe rapporti d’amicizia o anche solo di corrispondenza: da Pascoli a Gozzano, da D’Annunzio a Marinetti, da Marino Moretti a Di Giacomo e molti altri.