Poesie per un anno – 372 Gianfranco Ciabatti

di Francesco Paolo Memmo

 

Gianfranco Ciabatti (1936 – 15 febbraio 1994), dopo aver collaborato con Danilo Dolci ed essersi laureato in legge, è stato operaio nei cantieri edili e insegnante nelle scuole medie, poi redattore editoriale (presso la fiorentina Sansoni). Ha fondato due riviste di ispirazione marxista: «Nuovo Impegno» e «La contraddizione». Ha esordito in poesia, tenuto a battesimo da Franco Fortini, con una raccolta di testi, «Saldi 1958-1977», compresa nel volume collettivo «Nuovi poeti italiani 1» (Einaudi, Torino 1989). Si sono poi succeduti: «Preavvisi al reo» (Manni, Lecce 1985), «Prima persona plurale. Non-poesie civili o refutabili 1959-1988» (La Contraddizione, Roma 1988), «Niente di personale» (Sansoni, Firenze 1989) «Abicì d’anteguerra» (La Città del Sole, Napoli 1997), «In corpore viri. Cinque esperimenti» (Marsilio, Venezia 1998).

Quella di Ciabatti è una poesia autenticamente civile, lontana dalla tradizione simbolista e postsimbolista ma anche estranea allo sperimentalismo avanguardistico, come sottolinea, nella prefazione al volume da cui traggo la poesia che qui oggi propongo, Romano Luperini, che la colloca piuttosto nel «solco europeo di Brecht, Jòzsef, Auden», con una tensione morale che pure l’apparenta a esperienze come quelle dei poeti vociani, per non parlare del più vicino Fortini.

Poesia civile, ho detto. Di più, ancora con le parole di Luperini: «eminentemente politica anche quando parla dell’amore». E capace di proiettare «l’io lirico del poeta oltre i propri confini soggettivi», istituendolo «come essere plurale, collettivo, per il quale è la tensione corale all’universalità ciò che veramente conta nel racconto in versi della singola esperienza umana» (Roberto Bugliani).