Ferruccio Masini (14 febbraio 1928 – 7 luglio 1988), illustre germanista, traduttore (di Gottfried Benn, Jean Paul, Franz Kafka, Friedrich Nietzsche), instancabile saggista (cito soltanto «Le stanze del labirinto. Saggi teorici e altri scritti, a cura di Ubaldo Fadini, Ponte alle Grazie, Firenze 1990) è stato anche non trascurabile poeta: «La mano tronca» (Dedalo, Bari 1975), «Il sale dell’avventura» (Nuovedizioni Enrico Vallecchi, Firenze 1979), «Allegro feroce» (Lunarionuovo, Acireale 1985), «Per le cinque dita. 1958-1980» (All’Insegna del Pesce d’Oro, Milano 1986), «Sospensione tonale. Poesie 1983-1987» (Edizioni di Barbablù, Siena 1989).
Ha scritto Stefano Lanuzza che «è per intero fondata sulla causa della poesia – la più struggente, alta e appartata, la più lucida, critica e profanatoria perché ansiosa di conoscenza profonda – l’intensa attività, la non lunga vita e il destino d’uno dei più attivi studiosi secondonovecenteschi; che, a distanza di due decenni dalla morte, sembrerebbe pressoché rimosso quale saggista di rango e obliato come poeta vero. Poeta d’inusitata intensità, talora ruvidamente pagano e sempre schiettamente solare, estraneo alla tradizione italiana e più prossimo a un romanticismo trasfigurato e gravido di cultura europea».
