Poesie per un anno 370 – Adolfo Jenni

di Francesco Paolo Memmo

 

Adolfo Jenni (3 maggio 1911 – 12 febbraio 1997), nato a Modena da padre bernese e madre modenese, dopo essersi laureato in Lettere a Bologna nel 1935, potendo scegliere tra la cittadinanza svizzera e quella italiana, scelse la prima e in Svizzera divenne prima lettore e poi professore di lingua e letteratura italiana presso l’Università di Berna, incarico che mantenne fino al pensionamento nel 1976.

Il suo lavoro di critico fu rivolto principalmente ai classici della nostra letteratura (Dante, Petrarca, Tasso, Leopardi, Manzoni) ma pubblicò anche raffinate opere di narrativa e poesia.

Queste le sue raccolte di versi (senza considerare un paio di ripudiate raccolte d’anteguerra): «Le bandiere di carta» (Collana di Lugano, 1943), «Addio alla poesia» (Guanda, Parma 1959), «Recitativi» (Pantarei, Lugano 1971), «Le occorrenze recitate» (ivi, 1976), «Ricapitolazione» (ivi, 1980), «Poesie e quasi poesie» (Casagrande, Bellinzona 1987), «Mia cara giardiniera. Poesia in versi e prosa» (ivi, 1992).

Già alcuni di questi titoli (a cominciare dall’emblematico «Addio alla poesia») ci mostrano come il cammino poetico di Jenni si sia svolto quasi da subito in direzione di un progressivo allontanamento dall’idea di lirica, di poesia come canto, per arrivare prima a una forma di “recitativo” e poi addirittura a una poesia in prosa (o a una prosa in poesia): “quasi poesie” che rifiutano la versificazione tradizionale e si alternano a poesie di impianto più tradizionale, come quella che qui oggi propongo.