Vincenzo Anania (7 febbraio 1925 – 30 maggio 2013) ha svolto a Roma la professione di magistrato ed è stato attivo nell’ambiente culturale della Capitale organizzando rassegne di poesia (anche, con la collaborazione di un gruppo di detenuti, nel carcere di Rebibbia). Ha fondato e diretto la bella rivista di poesia internazionale «Pagine».
Ha pubblicato cinque raccolte di versi: «Nell’arco», Crocetti, 1992; «Le ali di Darwin», Loggia de’ Lanzi, 1999; «Noi», Zone Editrice, 2003; «Biblioteca (poesie 1990-2006)», ivi, 2007 (antologizza le tre precedenti raccolte, con l’aggiunta di poesie inedite scritte fra il 2003 e il 2006); «Cenni dal caos», Passigli, 2011.
Nella nota (anonima) in quarta di copertina di «Biblioteca» si leggono parole che bene riassumono il senso della ricerca poetica di Anania: «Per Anania la poesia non va mitizzata, ma è fondamentale chiave di lettura del mondo; punto di partenza dell’osservazione poetica è il corpo per l’autenticità delle sensazioni fisiche. […] Non ci sono cadute nell’intimismo, ma un nitido aprirsi a quanto accade, riducendo il complesso al semplice. E tranne quando prende il sopravvento un’acre vis polemica, questa poesia si esprime con pacatezza, anche se dal dato realistico passa al surreale o a squarci visionari. Vi concorrono cospicue dosi d’ironia […] Spesso il tono è confidenziale, la voce sommessa come il respiro che è all’origine del dire».
