Poesie per un anno 364 – Enzo Mazza

di Francesco Paolo Memmo

 

Il 7 febbraio 2017 è morto, novantatreenne, un grande e pressoché sconosciuto poeta. Si chiamava Enzo Mazza. Ricordarlo ancora una volta, farlo conoscere a chi ancora non si è imbattuto nella sua poesia, lo sento come un dovere.

Nato a Roma il 1° gennaio 1924, la sua esistenza, così come la sua opera, fu segnata in maniera indelebile dalla perdita del figlio primogenito, Fabio, perito in un incidente stradale nel 1981 (di lì a un mese avrebbe compiuto sedici anni).

Se in precedenza aveva partecipato attivamente alla vita culturale come insegnante, collaboratore e fondatore di riviste, traduttore (di Catullo, in primis) e poeta in proprio, dopo quella data si ritirò, con la moglie e il secondo figlio, in un casolare fra Chiusi e Chianciano trascorrendo il resto della vita a cercare di colmare quel vuoto attraverso un mai interrotto colloquio con Fabio, cui dedicò ben nove raccolte, sapendo tuttavia che niente avrebbe potuto mai lenire quel dolore.

Qui non si possono dare altro che queste poche ma essenziali notizie biografiche rimandando, per chi voglia approfondire la conoscenza del poeta, a «Il Canzoniere per Fabio e altre poesie» pubblicato nel 2021 da Betti Editrice di Siena. Sono due preziosissimi volumi curati da Alessandro Fo, Daniela Gentile, Claudio Vela, e introdotti da uno scritto di Alice Borgna. Sarà per esclusivo merito di questi studiosi se l’opera di Enzo Mazza potrà avere una più larga circolazione e considerazione.

Quella che oggi propongo alle lettura non appartiene però al ciclo delle poesie per Fabio ma è dedicata – quarto elemento di una breve corona di nove sonetti – al secondogenito Gianluca in occasione del suo sedicesimo compleanno («Ora hai l’età che lui non ha raggiunto»): con lo stesso amore di padre, con la stessa forza di autentico poeta.