Poesie per un anno 363 – Silvio D’Arzo

di Francesco Paolo Memmo

 

Aveva quindici anni Silvio D’Arzo (6 febbraio 1920 – 30 gennaio 1952) quando pubblicò questo libricino con solo diciassette poesie. Si chiamava, all’anagrafe, Ezio Comparoni (col cognome della madre, il padre essendo ignoto), ma la piccola raccolta uscì col parziale pseudonimo di Raffaele Comparoni. Assunse poi numerosi altri pseudonimi (Sandro Nedi, Aldo Tucco, Andrea Colli, Renato Follini), ma l’unico con cui oggi è conosciuto è quello di Silvio D’Arzo.

Oltre a questa raccolta, D’Arzo pubblicò nella sua breve vita – morì trentaduenne, di leucemia – solo un volumetto di racconti («Maschere», Carabba, Lanciano 1935) e un romanzo («All’insegna del Buon Corsiero», Vallecchi, Firenze 1942).

Tutto il resto vide la luce dopo la morte, a partire dal suo capolavoro «Casa s’altri» (Sansoni, Firenze, 1953): un “racconto perfetto” secondo la definizione che ne dette Montale, il cui testo originale è stato recuperato solo mezzo secolo dopo nell’edizione critico-genetica curata da Stefano Costanzi per l’editore Aragno nel 2002.

Nel 2002 sono state anche ripubblicate da Diabasis, a cura di Gabriele Pedullà, le poesie di «Luci e penombre», dopo che una copia di quel volumetto, che non aveva avuto nessuna circolazione editoriale, fu ritrovata nella biblioteca comunale di Faenza. Si possono ora leggere, insieme a sette poesie sparse del periodo 1945-1946, nell’edizione delle «Opere» (MUP., Parma 2003) e in «Le poesie», a cura di Giorgio Vioni, Consulta Libri e Progetti, Reggio Emilia 2020. Valgano, se non altro, come precocissima testimonianza di un talento che non nella lirica ma nella narrativa troverà la sua vera strada.