Poesie per un anno 361 – Simone Cattaneo

di Francesco Paolo Memmo

 

Simone Cattaneo (4 febbraio 1974 – 10 settembre 2009) nella sua breve esistenza tragicamente conclusa ha pubblicato, oltre a un’esigua plaquette che ne ha segnato l’esordio nel 1999 («La pioggia regge la danza», allegata alla rivista “Atelier”), due raccolte di versi: «Nome e soprannome» (2001) e «Made in Italy» (2008), edite entrambe da Atelier, poi riproposte nella postuma «Peace & Love. Tutte le poesie» (Il Ponte del Sale, 2012) che riprende nel titolo quello dell’inedita raccolta che completa il volume, con testi che l’autore aveva già preparato per la stampa.

Colpisce, nella poesia di Cattaneo, il linguaggio secco, crudo, duro, provocatoriamente distante da ogni forma di lirismo quanto più la materia si fa acre, più evidenti il malessere, la sofferenza, il dolore che vanno oltre la propria personale condizione: «Cattaneo è crudele nel guardare in faccia la realtà, blasfemo nel mettere insieme tutte le dissonanze del vivere, non fa sconti nemmeno a se stesso quando carica le parole come proiettili e le affonda nella carne viva» (Nicola Vacca).

Già nella prima raccolta, che pure è la meno oltranzista, appariva evidente quella che poi sarebbe diventata la cifra peculiare di questo poeta così lontano dalla tradizione novecentesca italiana (qualcuno ha giustamente individuato i suoi modelli più prossimi in certi poeti britannici come Simon Armitage e Paul Mildoon).

Nella seconda, poi, da cui traggo i versi che qui oggi propongo, la sensazione che il lettore ricava è quella – come ha scritto Daniele Piccinni – di un vero e proprio «pugno nello stomaco. Un personaggio maschera che è e non è l’autore racconta aneddoti fitti di volgarità, abiezione, cinismo. Sono quasi-prose dure, taglienti. Forse eccessivo, questo “Made in Italy” pare tuttavia il grido di allarme di una generazione, il riflesso di uno sfascio antropologico nazionale. Per lettori pronti alla provocazione».