Poesie per un anno 358 – Patrizia Cimini

di Francesco Paolo Memmo

 

Patrizia Cimini, organizzatrice culturale attiva a Roma negli anni Novanta e nei primi Duemila, ha esordito come poeta con la raccolta «Pesci Pensieri» (Ellemme, 1988), da cui traggo la poesia che qui oggi propongo, entrata poi a far parte anche della successiva «Un alfabeto non stupido» (Anterem Edizioni, 1992).

Delle ulteriori raccolte segnalo: «Calendario» (Edizioni Tracce, 1997) e «Specchi distinti di ABC» (Blu di Prussia Editrice, 1998). Recentissima è la pubblicazione di «E nel miele c’è un dio. Poesie inedite, edite, disperse 1974-2017», a cura di Tiziana Gazzini, prefazione di Francesco Forlani, Fefè Editore, 2024.

Come ha scritto la filosofa del linguaggio Renata Mecchia, Patrizia Cimini costruisce il testo poetico «attraverso scavalcamenti continui e progressivi dell’immagine, attraverso la ricostruzione di un paradigma immaginativo che gioca soprattutto sulla paronomasia, sull’anagramma nascosto, sull’ossimoro celato. In questo senso si può dire che la poesia della Cimini è una poesia antireferenzialista e antitransitiva per vocazione».