Poesie per un anno 354 – Giorgio Simonotti Manacorda

di Francesco Paolo Memmo
Giorgio Simonotti Manacorda (1915–1971), milanese di famiglia (per parte materna) aristocratica, nel 1944-’45 partecipò alla Resistenza, fu arrestato e detenuto nella famigerata “Villa Triste” di Milano. Nel dopoguerra si ritirò nella dimora di campagna a Villabella, nel Monferrato, occupandosi della tenuta agricola di famiglia; poi per qualche tempo, fino all’anno della morte, si dedicò all’insegnamento.
La sua produzione poetica comprende quattro raccolte: «Poesie» (Guanda, 1952), «I baffi di Blériot» (Scheiwiller, 1961), «La tosse dei preti» (Rebellao, 1964), «I banchi di Terranova» (Einaudi, 1967). Quest’ultima riunisce per metà poesie già pubblicate nei libri precedenti e per l’altra metà contiene versi inediti del 1966-’67.
Amico di Vittorio Sereni e Luciano Erba, Simonotti Manacorda appartiene a quella che Luciano Anceschi chiamò “linea lombarda”. Erba, in particolare, riconosce in lui «lo stesso retroterra culturale, il senso e il gusto degli oggetti, il rifiuto dell’enfasi, l’avversione a ogni eloquenza». Un’adesione che, nel suo caso, «si realizza nella riduzione idiomatica a un ben calcolato pedale di pronuncia intenzionalmente “minore”, tra l’uso parsimoniosamente citatorio di un Montale universalizzabile e un fondo resistente di ironico, benevolmente pungente crepuscolarismo» (Giorgio Luzzi).