Alessandro Parronchi (26 dicembre 1914 – 7 gennaio 2007) è stato uno dei grandi protagonisti della stagione ermetica fiorentina, insieme ai suoi coetanei Mario Luzi e Piero Bigongiari. Ai suoi e loro occhi appariva come un maestro (e lo era) il più anziano Carlo Betocchi, che ne presentò le prime poesie sul «Frontespizio» nel 1938. L’esordio in volume avvenne con «I giorni sensibili» (Vallecchi, 1938). Seguirono poi numerose raccolte ora tutte comprese nei due volumi de «Le poesie» (Polistampa, 2000).
Negli anni Cinquanta la poesia di Parronchi si fa più colloquiale, più disposta ad aprirsi agli altri e alle cose del mondo e «Coraggio di vivere» (Garzanti, 1961) segna (emblematica sin nel titolo) una vera e propria svolta: «erompe una qualità sempre più nuda, scoperta (antiletteraria, poi, per gran parte dei testi di “Pietà dell’atmosfera”, 1970), nella pronuncia che inquadra e spesso aggredisce il “vivere” (in parallelo, è da menzionare quel “Giusto della vita”, formula con cui Luzi dà un senso etico compatto alla propria poesia dagli inizi al 1957). Veramente […] sembra che Parronchi miri ormai a spogliarla progressivamente delle sue impossibili implicazioni misterico-rituali e, al contempo, a scioglierla dai forzosi abbracci con la categoria del “moderno”» (Silvio Ramat).
Di Parronchi va anche ricordata l’attività di critico e storico dell’arte, oltre alle notevoli traduzioni di poeti francesi (Rimbaud, Mallarmé, Nerval, ecc.).
