Poesie per un anno 331 – Angelo Maria Ripellino

di Francesco Paolo Memmo

 

Quella di Angelo Maria Ripellino (4 dicembre 1923 – 21 aprile 1978) è una poesia che si serve di una lingua barocca, piena di invenzioni lessicali e retoriche, con neoformazioni e deformazioni di parole, un sorvegliato gioco sul significante per arricchire il significato, di un espressivismo estremo, per riflettere sulle nostre esistenze di individui soggetti alla precarietà della vita, alla malattia (la «malsanìa» di derivazione jacoponica), sempre in bilico tra paura e speranza, la morte che incombe minacciosa e il tentativo di esorcizzarne il pensiero attraverso l’esercizio della poesia.

Slavista insigne, saggista («Praga magica», 1973), critico teatrale, come poeta Ripellino ha tardato ad essere riconosciuto nel suo eccezionale valore. Sei le raccolte pubblicate in vita – «Non un giorno ma adesso» (1960), «La fortezza d’Alvernia» (1967), «Notizie dal diluvio» (1969), «Sinfonietta» (1972), «Lo splendido violino verde» (1976), «Autunnale barocco (1977) – che non sono riuscite a generare un vero interesse critico almeno fino alla fine del secolo scorso quando l’intera opera in versi è stata finalmente riproposta da alcuni studiosi che hanno così reso possibile una decisiva rivalutazione di Ripellino come poeta: «Poesie 1952-1978», a cura di Alessandro Fo, Antonio Pane, Claudio Vela, Einaudi, 1990; «Poesie prime e ultime», a cura di Federico Lenzi e Antonio Pane, presentazione di Claudio Vela, introduzione di Alessandro Fo, Aragno, 2006; «Notizie dal diluvio. Sinfonietta. Lo splendido violino verde», a cura di Alessandro Fo, Federico Lenzi, Antonio Pane, Claudio Vela, Einaudi, 2007.