Poesie per un anno 327 – Lino Curci

di Francesco Paolo Memmo

 

Lino Curci (1º marzo 1912 – 26 dicembre 1975), napoletano trapiantato a Roma, giornalista (fu redattore e inviato speciale, fino al 1943, del quotidiano «La Tribuna»), esordisce in poesia nel 1942 con una raccolta, «Canti del Sud», ancora intrisa di suggestioni dannunziane e pascoliane. Nel dopoguerra, i suoi versi assumono un andamento più riflessivo, tenendosi a debita distanza da ogni tentazione retorica, e il discorso si fa più severo e dolente, incentrandosi in modo particolare sul tema dei rapporti dell’uomo con la spiritualità, alla ricerca di una difficile risoluzione del conflitto tra scienza e fede.

Questa la stringata bibliografia poetica di Curci, dopo i citati «Canti del Sud» (Garzanti, 1942): «Mi rifarò vivente» (Guanda, 1951), «L’esule e il regno» (Cappelli, 1953, «Un fuoco nella notte» (Vallecchi, 1959), «Gli operai della terra» (Rizzoli, 1967), «Con tutto l’uomo» (ivi, 1973).