Ermanno Krumm (24 dicembre 1942 – 13 giugno 2005) è stato critico d’arte per il «Corriere ella Sera», critico letterario (curatore, fra l’altro, con Tiziano Rossi, dell’antologia «La poesia italiana del Novecento», 1995), e poeta. Queste le raccolte pubblicate in vita: «Le cahier de Monique Charmay» (Campanotto, 1987), «Novecento» (Einaudi, 1992), «Felicità» (ivi, 1998), «Animali e uomini» (ivi, 2003), «Respiro» (Mondadori, 2005). Postuma è la plaquette «In un mare di luce» (Stampa 2009, 2014), uscita nel decennale della morte.
Quello da cui traggo la poesia che qui oggi propongo è forse il libro suo più ambizioso: «Il suo “Animali e uomini” nasceva da una compulsiva rilettura di Benjamin e da una sorta di ripensamento dell’allegorico e del mitico, condotta anche grazie all’incontro con il Blumenberg de “L’elaborazione del mito”, che interpretava quale rielaborazione dell’ultimo Freud. Una lettura, questa, non indenne dal rapporto con i testi teorici pubblicati sul “Piccolo Hans”, la rivista di psicoanalisi allargata diretta da Finzi, ma condotta direttamente sui testi del grande filosofo estetico tedesco. Il fascino che sortiva dalla poetica delle rovine, delle tracce, dei segni umani in fusione con la natura e la temporalità (fino alla quasi cancellazione), della presenza interrogante della vita animale quale alternativa (e pedagogia) all’umano, sembravano a Krumm dischiudere una possibilità di superamento del sistema semiotico su cui si era formato» (Giuseppe Genna).
