Poesie per un anno 318 – Ottaviano Giannangeli

di Francesco Paolo Memmo

 

Ottaviano Giannangeli (20 giugno 1923 – 17 dicembre 2017), poeta abruzzese sempre rimasto fedele alle sue origini (nei versi in lingua come in quelli in dialetto), è stato anche un insigne studioso della storia e della cultura della propria regione. Professore di Letteratura Italiana Moderna e Contemporanea all’Università di Pescara, si è occupato nella sua vasta attività saggistica della Scapigliatura, di D’Annunzio, Pascoli, Montale, dei poeti dialettali abruzzesi. La sua prima raccolta di versi è «Ritorni» (Di Biase, Roma 1944). L’ultima, «Quando vivevo sulla terra» (Verdone Editore, Teramo 2017) contiene la sua opera omnia.

«Oltre settant’anni di esperienza poetica, dunque, nella quale egli ha concentrato l’attenzione sulla propria condizione di vivente, ha difeso le proprie ragioni, ha organizzato la virtù della memoria (che, nella sua psicologia, è sempre stata del resto il centro di riferimento) con sullo sfondo, presenza attiva e costante, il suo luogo di nascita, la gente in mezzo alla quale è vissuto: insomma la sua abruzzesità.

Non la “memoria demente” di Ungaretti né quella “remota e statica” di Montale, ma una memoria mobile e cordiale, razionale e fantasticante ad un tempo, in grado cioè, attraverso un folto sistema di segnali del vissuto, di rigenerarsi in spazi e tempi diversi, come se volesse lasciare aperto un varco in vista di una prosecuzione non tanto dell’esistere quanto della poesia ovvero l’invenzione di uno scenario nuovo e di un personaggio altro, soccorrevole nel tempo e contro il tempo, convinto del rapporto ineludibile esistente tra biografia e poesia, tra storia individuale e scrittura» (Pietro Civitareale).