Poesie per un anno 310 – Pasquale Pinto

di Francesco Paolo Memmo

 

Pasquale Pinto (15 aprile 1940 – 6 dicembre 2004), tarantino, operaio all’Italsider, è poeta di fabbrica, profondamente radicato nella sua Taranto e nella propria condizione di lavoro. Con i suoi versi «ci trasporta in una Taranto splendida e terribile, attraversata da ferite immedicabili. […]. Sin dal titolo [«La terra di ferro»], il riferimento concretissimo a una precisa realtà, della quale il ferro dice subito la condizione industriale, si apre tuttavia a una più vasta dimensione metaforica, a una condizione umana più generale, nel bilico costante tra spietata rappresentazione della devastazione (di esistenze, di paesaggi, di comunità) e audacia dello sguardo che si spinge verso un orizzonte ancora utopico, in cui la forza delle immagini prova a contraddire l’evidenza del disastro di un modello produttivo disumano» (Fabio Pusterla).

Con la forza delle immagini, e grazie a una innata padronanza dello strumento linguistico, anche innestando nella sua poetica le suggestioni dei modelli più prossimi – Scotellaro, Sinisgalli e soprattutto Bodini (quest’ultimo addirittura ricalcato in certe espressioni, come “i morti vivono di usanze” nella poesia che qui propongo) – Pinto riesce a sublimare questa così aspra materia, fin quasi a esorcizzarla.

Ma i riferimenti sono anche più numerosi. «La lingua di Pasquale Pinto attinge alle radici millenarie di una poesia dall’immaginario scintillante, dionisiaco, oscuro e luminoso, al tempo stesso, mediterraneo e lunare, aristocratico e patetico, popolare e apocalittico, un flusso pullulante di immagini lorchiane e accostamenti analogici anche piuttosto arditi, nella misura in cui può essere ardita la tensione di un viluppo psichico squisitamente surrealista e fiabesco» (Alfonso Guida).

Dopo l’esordio del 1971 con «Jonica» (Edizioni Centro Sociale Magna Grecia), Pinto ha coontinuato a pubblicare fino quasi alla vigilia della morte («I mari della corte», Biblioteca della Provincia di Taranto, 2003), ma sono tutte edizioni di difficile reperibilità. Conviene dunque affidarsi alla recente, esaustiva antologia «La terra di ferro e altre poesie (1971-1992)» apparsa nel 2023 per le cure di Stefano Modeo e i tipi di Marcos y Marcos. I versi successivi al ’92 sono raccolti in «Poemetti» (1995) e «I mari della corte» (2003), entrambi editi per la Biblioteca della Provincia di Taranto.