Mario Gori (16 settembre 1926 – 5 dicembre 1970), nato a Niscemi, in provincia di Caltanissetta, studente liceale a Caltagirone (dove pubblicò la sua prima raccolta poetica: «Germogli», La Nuova Grafica, 1944), universitario prima a Catania (dove fu anche redattore del «Giornale di Sicilia») poi a Pisa (dove fondò, dopo aver abbandonato gli studi, il centro di arte e cultura La Soffitta), infine rientrato a Niscemi, è stato dovunque abbia soggiornato un formidabile promotore culturale e fondatore di alcune riviste che, sebbene di breve vita, furono punti di aggregazione per molti intellettuali non solo siciliani: «La Soffitta» (1957-1961), «Il Banditore Sud» (1961) e «Sciara» (1965).
Ha scritto poesie in dialetto («Ogni jornu ca passa», Corriere di Sicilia, Catania 1955) e in lingua («Un garofano rosso», La Soffitta, Niscemi 1957).
Delle numerose pubblicazioni postume segnalo «Un garofano rosso e altre poesie», a cura di Gaetano Salveti, Crisi e Letteratura, Roma 1973; «Nella pena di vivere», a cura di Renata Giambene, Valenti di Allegranti, Pisa 1980; l’«Opera poetica», a cura di Giuseppe Blanco, Editrice Randazzo, Gela 1991; infine «Poesie inedite in lingua e in dialetto», a cura di Salvatore Buscemi e Antonio Vitellaro, Società Nissena di Storia Patria, Caltanissetta 2012.
Dalla poesia che qui propongo si può, tra l’altro, capire perché Mario Antonino Di Pasquale (questo era il vero nome del poeta) assunse come pseudonimo il cognome dell’anarchico Pietro Gori, che in Sicilia era nato.
