Aldo Borlenghi (1º dicembre 1913 – 16 aprile 1976), fiorentino, studente universitario a Pisa, poi insegnante di filologia italiana all’Università Statale di Milano, ha scritto saggi importanti su Leopardi (fu la sua tesi di laurea, pubblicata da Sansoni nel 1938), Pea, Tommaseo, Pirandello, i narratori italiani operanti fra Otto Novecento.
Come poeta, la sua bibliografia si riduce a pochi titoli: «Versi e prosa», Parenti, Firenze 1943; «Poesie», Mondadori, Milano 1952; «Versi per Ia», Stamperia Valdonega, Verona 1958; «Nuove poesie 1959-1965», Mondadori, Milano 1966; «28 Poesie», All’Insegna del Pesce d’Oro, Milano 1972.
Borlenghi si muove fra suggestioni ermetiche e inquietudini più proprie dei suoi coetanei lombardi, fra le astrazioni della poesia pura e il bisogno di afferrarsi a una più concreta realtà, con alle spalle dolorose vicende personali che l’esercizio della poesia non riesce a esorcizzare.
Luciano Anceschi e Sergio Antonielli lo inserirono nella loro epocale antologia della «Lirica del Novecento» (Vallecchi, Firenze, 1953; 2a ed., ivi, 1961), ma presto anche su di lui, come su molti altri, del resto, è caduto il silenzio.
