Poesie per un anno 300 – Roberto Coppini

di Francesco Paolo Memmo

 

Appartato e orgogliosamente lontano da ogni ambiente letterario, il fiorentino Roberto Coppini (28 novembre 1927 – 23 marzo 2013) ha pubblicato in vita un solo vero libro di versi: «Le posate sul piatto» (Edizioni Salvatore Sciascia, Caltanissetta-Roma 1978), nel quale confluiscono anche i testi della plaquette d’esordio di dieci anni prima («Swimming Pool», I Segni, Firenze 1968). I testi di un successivo libriccino («Suite inglese», Quaderni di Barbablù, Siena 1982) avrebbero dovuto far parte, insieme a poesie apparse su varie riviste fra l’82 e l’85 (tra cui quella che qui oggi propongo), di una più ampia raccolta che Coppini aveva allestito e intitolato «Di passaggio» ma che non ha mai dato alle stampe. Dopo di che, nulla più per i successivi trentadue anni.

L’opera intera è stata pubblicata postuma, con l’aggiunta di alcune traduzioni poetiche (da Gerald M. Hopkins, Paul Verlaine, Germain Nouveau, Rainer Maria Rilke, Guillaume Apollinaire, T. S. Eliot), in un volume di grande raffinatezza: «Una remota notizia. Poesie edite e inedite», a cura di Fausta Garavini e Francesco Rognoni, con due scritti di Luigi Baldacci e una nota di Mario Luzi, Sedizioni, Milano 2017. Un libro di straordinaria bellezza, da cui emerge la statura di un poeta tanto importante quanto misconosciuto. Sorte forse inevitabile, del resto, per uno che di sé scrive, in una lettera del 1977 a Onofrio Lopez: «ho sempre cercato di nuotare verso il fondo, fin dove non arriva la luce, dove anche i pesci si riparano immobili dalla corrente».

«La sua poesia si caratterizza per la religiosità che la attraversa e la permea. Che poi tutto si giochi sull’“ambivalenza delle parole, dei significati, che è nelle cose” (sono sue parole) è un motivo di grande ricchezza e un elemento fondante della sua poetica. Avvertirla, quell’ambivalenza, subito aggiunge, “non è questione di cultura, è questione di coscienza”. A Baldacci che, sull’Almanacco dello Specchio [nel 1977], gli attribuiva un “religioso ascetico ateismo”, Coppini ribatte […] che il suo è semmai un “ascetismo laico”, perché la santità è laica “più spesso di quanto si pensi” e ad una verità sfuggente si contrappone “l’assolutezza dell’immaginazione”» (Francesco Dalessandro).