Poesie per un anno 293 – David Maria Turoldo

di Francesco Paolo Memmo

 

David Maria Turoldo (22 novembre 1916 – 6 febbraio 1992) è stata una delle più grandi figure espresse dalla Chiesa nel corso del Novecento, animatore, prima e dopo il secondo conflitto mondiale (durante il quale, a Milano, importante fu il suo contributo alla Resistenza antifascista), di tutta una serie di iniziative volte a sostenere la causa egli “ultimi” e soprattutto predicando e sostenendo la necessità conciliare di un profondo rinnovamento della Chiesa.

Personaggio scomodo, da più parti e in più momenti avversato, è tuttavia sempre riuscito ad affermare i valori di cui si faceva testimone, e ciò anche attraverso i numerosissimi libri scritti, di ogni genere: saggistica, narrativa, teatro (scrisse anche la sceneggiatura di un film, «Gli ultimi», uscito nel 1962 per la regia di Vito Pandolfi), e tanta, tanta poesia praticata per tutta la vita con un impegno non dilettantesco: poesia di fede in Dio e negli uomini, nell’umanità; dunque poesia di impegno, nel senso più pieno, politico, oltre che religioso; e poesia che non chiude gli occhi dinanzi agli orrori del mondo ma non rinuncia mai alla speranza.

L’elenco delle sue raccolte è troppo lungo. Mi limiterò dunque a segnalare il volume che raccoglie tutta la sua produzione in versi sino alla fine degli anni Ottanta («O sensi miei… Poesie 1948-1988», note introduttive di Andrea Zanzotto e Luciano Erba, postfazione di Giorgio Luzzi, Rizzoli, Milano 1990) e le maggiori raccolte successive: «Canti ultimi» (Garzanti, Milano 1991), «Mie notti con Qohelet», postfazione di Gianfranco Ravasi (ivi, 1992), «Poesie sul sagrato», con tre note di Luciano Erba, Giannino Piana e Roberto Cicala, Interlinea, Novara 1993), «Ultime poesie (1991-1992)» (Garzanti, 1999: contiene «Canti ultimi» e «Mie notti con Qohelet»), «Nel lucido buio. Ultimi versi e prose liriche», a cura di Giorgio Luzzi (Rizzoli, Milano 2002).