Poesie per un anno 282 – Giuseppe Favati

di Francesco Paolo Memmo

 

Giuseppe Favati (1927 – 11 novembre 2009) è stato redattore capo della rivista mensile di politica, economia e cultura «Il Ponte»; fondatore e redattore, con Giuseppe Zagarrio, fra il 1971 e il 1984, di «Quasi», periodico di «testi poetici e altre approssimazioni»; romanziere, drammaturgo e poeta. In quest’ultima veste, la sua attività si svolge fra il 1969 («Controbuio») e il 2006 («Ma noi ci conosciamo»).

A proposito della raccolta da cui qui estrapolo un testo («Consummest», Il Ventaglio, 1992), scrive Ernestina Pellegrini nella prefazione: «Dico con convinzione che questo è il libro più bello dell’autore pisano, proprio perché la sua furia neosperimentale è imbrigliata in una febbrilità da leggenda grazie ad una forte tensione a raccontare il proprio teatro-sepolcro, in una rassegna di figure che balzano fuori da diafani baratri, moltiplicando il mistero e il trambusto della tragica trama. Forse per questo tutto ha il languore indignato del congedo […], dove buttarsi giù dal letto equivale a una caduta metafisica, e dove nascere e morire, per l’uomo nutrito dai fumi velenosi delle metropoli, non è niente di più che passare da una porta girevole: diventare invisibile e testimoniare l’irriducibile amore per il “pensiero che vive nella storia”, e documentare il dramma del “rapporto torbido” che intercorre fra il fare e lo scrivere».