Tre le raccolte fondamentali di Mario Benedetti (9 novembre 1955 – 27 marzo 2020), lo sfortunato poeta friulano colpito sin dall’infanzia da una grave malattia cronica che ne segnò tutta l’esistenza: «Umana gloria» (Mondadori, 2004), «Pitture nere su carta» (ivi, 2008), «Tersa morte» (ivi, 2013). L’opera intera è riunita in «Tutte le poesie», a cura di Stefano Dal Bianco, Antonio Riccardi, Gian Mario Villalta, Garzanti, 2017.
Scrive Riccardi nell’Introduzione: «I testi di Benedetti non documentano o fotografano in modo oggettivo la realtà. Non c’è mai realismo, in senso stretto. Troviamo piuttosto le impressioni e gli insegnamenti (le abrasioni, anche) che lascia in un individuo l’esperienza vissuta, fluida, mobile, variabile. Se è vero che la caratteristica di maggior rilievo di ogni autore è di saper rielaborare in una poetica la propria esperienza, quella di Benedetti si distingue in modo incisivo perché pone due problemi essenziali: come si può rappresentare nella scrittura in modo autentico l’esperienza vissuta da un individuo, senza trasfigurarla in pose eroiche, istrioniche, profetiche, o attribuirle una vaticinante investitura civile; e come la poesia possa essere uno spazio etico di conoscenza e di insegnamento attraverso la rappresentazione dell’esperienza stessa».
