Poesie per un anno 279 – Diego Angeli

di Francesco Paolo Memmo

 

Con Diego Angeli (8 novembre 1869 – 23 gennaio 1937), dopo la poesia di ieri dedicato ad Alessandro Giribaldi, mi soffermo ancora un poco su quel momento così fervido di suggestioni, fra antico e moderno, che segnò il passaggio dall’Otto al Novecento.

Angeli, che per tutta la vita svolse un’intensa attività di giornalista e di traduttore (soprattutto da Shakespeare), incarna perffettamente la figura del poeta decadente e dannunziano, ma con una sensibilità più sincera e sofferta. In ogni caso troviamo in lui, in entrambe le raccolte edite in gioventù («La città di vita», 1896: e «L’Oratorio d’Amore 1893-1903», 1904) tutto l’armamentario poetico dell’epoca, anche concentrato in una singola poesia come quella che qui propongo, con l’apparizione della donna (la sua pallida figura, le chiome bionde sul bianco volto) in un orto che chiaramente rimanda al «Poema paradisiaco» di D’Annunzio.

E l’autunno, le rose moribonde, le foglie cadute sui viali, il giorno che sta cedendo alla notte, e l’ombra, e il silenzio… Che volete di più?