Poesie per un anno 270- Giovanni Orelli

di Francesco Paolo Memmo

 

Giovanni Orelli (30 ottobre 1928 – 3 dicembre 2016), poeta svizzero-italiano (di Bedretto, nel Canton Ticino) ha scritto versi nel suo dialetto e in lingua, tutti da ultimo raccolti in «L’opera poetica. Con inediti», introduzione di Pietro Gibellini, con una nota critica di Massimo Natale, Interlinea, 2019.

Per la verità, Orelli (cugino di Giorgio) alla poesia è arrivato tardi, nel 1986; prima si era fatto conoscere come notevole narratore, a partire da «L’anno della valanga», tenuto a battesimo nel 1965 da Vittorio Sereni, cui erano seguiti, sempre presso Mondadori, «La festa del ringraziamento» (1972) e «Il giuoco del Monopoly» (1980).

Ma è nella scrittura in versi che Giovanni Orelli si esprime in tutta la sua genialità, usando una lingua fatta di tante lingue, uno stile che si avvale di tanti stili, una grande capacità nel maneggiare (e rimaneggiare) gli strumenti metrici, con uno sperimentalismo che si esercita soprattutto sulla forma-sonetto.

E poi: quel suo saper giocare il gioco serissimo della vita con una vitalità, un’esuberanza, una prorompente voglia di affidarsi alla speranza nonostante tutto. E, in sovrappiù, il dono di una salutare ironia. Un poeta che può riservare molte sorprese, credete a me.