Achille Serrao (20 ottobre 1936 – 19 ottobre 2012), che a partire dagli anni Novanta del secolo scorso si è affermato come uno dei più importanti poeti neodialettali (il suo è il dialetto campano di Caivano), aveva esordito a metà dei Sessanta come poeta in lingua, imponendosi poi all’attenzione della critica con raccolte come «Coordinata polare» (1968), «Honeste vivere» (1970), «Destinato alla giostra» (1974), «Lista d’attesa» (1979), «L’altrove il senso» (1987), «Cartigli» (1989).
«Destinato alla giostra» si può considerare come la prima vera raccolta organica di Serrao: vi confluisce parte della produzione precedente e vuole esplicitamente porsi come consuntivo di un’intera stagione di ricerca e punto di partenza per l’esplorazione di forme espressive sempre più complesse.
Angelo Ricciardi sottolinea nella puntuale prefazione come Serrao sappia individuare «con la perizia di una frase secca, assiomatica e chiusa una condizione di crisi per cui sembra che i fenomeni presentino sempre qualche risultanza o qualche connessione che sfugga alla scelta diretta dell’autore. La vita che si lascia vivere, si potrebbe aggiungere, ma a patto di sottolineare che questo senso di alterità emergente dai dati stessi dell’esistenza non rappresenta soltanto uno stato da registrare e da assumere, ma diviene il termine antinomico dell’intero itinerario poetico». Che è un dato, direi, che caratterizza tutta la sua produzione, in lingua e in dialetto, larga parte della quale è antologizzata nel volume «La draga le cose», prefazione di Emerico Giachery, Caramanica, 1997.
In realtà, esiste una preistoria della poesia di Serrao che l’autore ha sempre voluto far passare sotto silenzio. Si tratta di un libriccino del 1966, praticamente stampato alla macchia da una fantomatica E.I.M. Editrice, intitolato «Una pesca animosa», con 29 testi della prima metà degli anni Sessanta che solo dopo la morte del poeta sono stati riportati alla luce nel primo volume della collana «I libri di Achille Serrao» meritoriamente pubblicato dalle Edizioni Cofine nel 2018 (un secondo volume, «L’opera poetica 1968-1979», è uscito l’anno successivo).
Dalla recuperata raccolta «Una pesca animosa. Poesie 1960-64» traggo la poesia che oggi pubblico, come testimonianza di un periodo di apprendistato, da parte di Serrao, destinato a dare frutti sempre più maturi nei decenni successivi. Manuel Cohen, autore delle pagine introduttive, vi coglie come elemento centrale quello «della dualità continua, del dualismo di elementi contrastivi o contrastanti: esigenza del reale e necessità del sogno; desiderio di luce, di chiarezza, e costante attraversamento di stadi d’ombra o notturni […]. La necessità di calma, di quiete o di pace, viene assieme e mai prima di aver attraversato tutto un ‘universo o cosmo’ in guerra», e già tutto in una lingua che, sorretta dal pensiero e dalla ragione, bandisce ogni suggestione elegiaca e si apre – sottolinea ancora, giustamente, Cohen – al racconto e alla prosa.
