Poesie per un anno 26 – Giovanna Bemporad

di Francesco Paolo Memmo

 

Oggi, al di fuori di ogni anniversario, il mio ricordo va a Giovanna Bemporad (16 novembre 1928 – 6 gennaio 2013), prediletta mia poeta.

Geniale traduttrice dei simbolisti francesi, dei lirici tedeschi e soprattutto di Virgilio e Omero (la traduzione in endecasillabi dell’”Odissea” è uno dei capisaldi della letteratura italiana novecentesca), è stata anche poeta di grande sensibilità e di raffinato rigore formale.

Per qualche anno fummo entrambi giurati del Premio intitolato a Franco Matacotta, e ricordo in quelle occasioni lunghe chiacchierate serali a passeggio per Ascoli Piceno. Si discuteva di poesia, di poeti, di questioni metriche: una volta facemmo le ore piccole (ma per lei, animale notturno, non era un problema), muniti di carta e penna, a catalogare tutte le possibili varianti dell’endecasillabo.

Se qualche volta ho creduto alla sacralità della poesia, è stato quando mi è capitato di ascoltarla in pubbliche letture: scandiva con le mani, come a disegnare un’onda, il tempo dell’endecasillabo e le parole diventavano purissimo suono.