Poesie per un anno 257 – Saverio Vòllaro

di Francesco Paolo Memmo

 

Saverio Vòllaro (16 ottobre 1922 – 28 luglio 1986), calabrese trapiantato a Roma, collaboratore delle più prestigiose riviste cinematografiche (a Reggio Calabria aveva fondato un Circolo del cinema), bibliotecario, traduttore de «La cena di Trimalcione» di Petronio Arbitro e delle «Satire» di Persio, ha pubblicato tre raccolte di versi: «Le passeggiate» (De Luca, 1956), «Romoli e Rome» (Mondadori, 1962) e «La mummia sbagliata» (Flaminia, 1973).

Nel primo libro, da cui traggo la poesia che qui oggi propongo, il più intriso di cultura meridionalista, «Vollaro esprime il proprio spaesamento nei confronti dell’insignificanza del mondo. Il poeta non ha voce rotonda né groppi sentimentali, la situazione è introdotta quasi crepuscolarmente e poi si decanta in una trasparenza di stile che in quel tempo non aveva eguale; neorealismo e sentimentalismo sono lontani dall’originalità del poeta […]. La tristezza di Vollaro è senza incanto e può sovrapporre il piano dell’ironia e dello scherzo leggiadro come valore gnomico che allarga lo slegamento della realtà» (Antonio Piromalli).

Nei libri successivi la scrittura di Vollaro si fa sempre più puntuta, insofferente verso il degrado e il caos che avverte nella società, amara e tagliente la satira.