Marco Tornar (15 ottobre 1960 – 7 febbraio 2015), nato e vissuto a Pescara, ha pubblicato alcuni romanzi, tradotto opere di Henry James, Vernon Lee e altri, curato l’antologia «La furia di Pegaso. Poesia italiana d’oggi» (Archinto, 1996).
Come poeta, ha esordito con «Segni naturali» (Bastogi, 1983), cui hanno fatto seguito: «La scelta» (Jaca Book, 1996) e «Sonetti d’amor sacro» (Tabula fati, 2014). Dopo la morte, Sandro Naglia ha iniziato a curare, per Tabula fati, la pubblicazione di tutte le opere: «Poesie edite 1980-1992» (2017), «Poesie inedite 1985-2000» (2017), «La scelta e le altre poesie 1986-2014» (2019). Sempre per le cure di Naglia, e presso lo stesso editore, è uscito il volume «Rituali marginali» (2018) che raccoglie i racconti scritti a partire dalla metà degli anni Ottanta. «Sulla poesia (1986-2003)», con i testi di carattere critico-teorico, è stata pubblicata dall’editore Solfanelli nel 2024.
Ha scritto Roberto Mussapi in occasione della morte del poeta, che Tornar fu «autore di pochi libri di poesia, pochi ma buoni, poi passò alla prosa. Quasi che la vena poetica fosse, più che estinta, sospesa. Infatti, ne aveva, di tempo, per lasciarla rinascere. Ma era rigoroso. Non scrisse mai un verso che non sentisse necessario. […] Il volume di poesie “La scelta”, che pubblicai nella collana da me diretta “I poeti”, Jaca Book, nel 1996, è un esempio di poesia cifratamente potente, ermetica senza oscurità, dolorosamente e gioiosamente cantante. Anche il precedente “Segni naturali”, pubblicato da Bastogi nel 1983, rivela un talento autentico. Che seppe fermarsi, sostare, cercare respiro nuovo nella narrazione. Non viveva di rendita, Marco, non insisteva se il verso gli nasceva spento, inoriginale, aspettava che rinascesse l’ambiente, il fiato, per ripartire. Era quindi, oltre che un vero poeta, uno che insomma sa riconoscere quando c’è e quando non c’è l’ispirazione, un artigiano onesto. Come dovrebbe essere ogni Fabbro, ogni autore di versi».
