Piero Bigongiari (15 ottobre 1914 – 7 ottobre 1997) è stato uno dei protagonisti della poesia italiana negli anni dell’ermetismo, a partire dall’esordiale «La figlia di Babilonia» (1942). A questa raccolta seguirono numerose altre, in un percorso che si è arricchito sempre più in senso anche filosofico, oltre che esistenziale.
«La complessità di questa poesia, operosa sul “confuso” discrimine fra cosmo e caos […], nella sua tendenza a straripare, a estendersi – vero e proprio “sperimentalismo” – oltre la tradizione del discorso di memoria o di confessione, appare tanto più singolare, in definitiva, oggi, mentre in molti si registra un ritorno alla poesia-prosa, in una chiave riduttiva che riposa, forse, sul postulato (antitetico all’ottica di Bigongiari) dell’ineluttabile emarginazione del poeta e quasi dell’improponibilità di un suo ruolo “nel mondo”» (Silvio Ramat).
Un buon punto di partenza è dato ora da «L’enigma innamorato (Antologia 1933-1997)», a cura di Paolo Fabrizio Iacuzzi, introduzione di Milo De Angelis, Vallecchi, 2021.
