Tommaso Di Ciaula (27 settembre 1941 – 12 gennaio 2021), pugliese di origini contadine, cominciò a lavorare giovanissimo prima in qualche officina meccanica barese, poi come tornitore meccanico nell’azienda dell’Eni Pignone Sud dove fu testimone di molti incidenti sul lavoro e rischiò gravi conseguenze per l’esposizione all’amianto. «Maledetta fabbrica! Eppure l’avevo tanto sognata. Il primo giorno di lavoro pensavo a tutti i lavori fatti fino al giorno prima, lavori faticosi ed ingrati: tagliare la legna, cogliere le cipolle, governare le bestie, raccogliere i piselli… Pensavo a queste cose e ridevo».
L’esperienza di fabbrica è raccontata nel romanzo autobiografico «Tuta blu, Ire, ricordi e sogni di un operaio del Sud» che fu pubblicato nel 1978 da Feltrinelli, con una prefazione di Paolo Volponi: «L’urgenza che muove questo libro è sprigionata da due condizioni esistenziali che accompagnano e spaccano la vita di Tommaso Di Ciaula. La prima è la sua condizione di contadino pugliese, la seconda è il suo essere operaio, con un timbro sulla tuta blu, e tanti altri timbri».
Le radici contadine affiorano anche nelle poesie di «Chiodi e Rose. Poesie operaie» (Rainoneditore 1970), ma qui già la materia, in anticipo sull’esordio narrativo, è tutta percorsa dai temi del lavoro operaio, dalla rabbia di chi avverte pienamente la propria condizione di sfruttato e trova nella poesia una prima arma di denuncia e di lotta.
Seguono, per citare solo le opere in versi, «L’odore della pioggia» (prefazione di Giovanni Giudici, Laterza, 1980), «Il cielo, le spine, la pietra. Poesie scelte» (Argo, 1995) e infine «Ogni poesia è un mistero» (prefazione di Vito Intini, Vito Radio Editore, 2007). E si tratta di una poesia assai meno “spontanea”, assai più vigilata e consapevole di quanto possa a prima vista sembrare.
