Gianmario Lucini (18 settembre 1953 – 28 ottobre 2014) è stato un’esemplare figura di animatore culturale, impegnato sul fronte della lotta alle mafie e a ogni forma di illegalità, fondatore del sito Poien.it e delle Edizioni CFR, narratore, saggista, poeta impregnato di passione civile e politica.
Lungo sarebbe l’elenco delle sue raccolte, da «Allegro moderato» (Montedit, 2001) a «Il disgusto. Poesie in difesa dell’uomo» (CFR, 2011), da «Krisis» (ivi, 2012), da cui traggo il testo che qui oggi pubblico, a «Sapienziali» (ivi, 2013), fino ai postumi «Vilipendio» (ivi, 2014) e «Istruzioni per la notte» (Marco Saya, 2015), per citarne solo alcuni.
E poi ci sono le numerose antologie da lui curate o comunque pubblicate dalla sua casa editrice, a dimostrazione della sua attenzione partecipe a tutti i problemi che angustiano la nostra esistenza di cittadini del mondo: «L’impoetico mafioso. 105 poeti per la legalità e la responsabilità sociale» (2010), contro la corruzione e la cultura mafiosa; «La giusta collera. Scritti e poesie del disincanto» (2011), con un’introduzione in cui si dice che «non possiamo più scrivere della bellezza che vorremmo, perché la bellezza è l’uomo stesso e, se vogliamo difenderla, dobbiamo preoccuparci, come artisti, studiosi, intellettuali, dell’uomo e di che cosa lo potrebbe distruggere»; «Oltre le nazioni. Poeti per la solidarietà fra i popoli» (2011); «Cuore di preda», a cura di Loredana Magazzeni (2012), contro la violenza sulle donne; «Cronache da Rapa Nui. Miscellanea di scritti e immagini su temi ecologici (2013); « Keffyieh» (2014), antologia per la pace nata dll’orrore per il massacro nella Striscia di Gaza del luglio-agosto 2014, e inno corale contro la guerra, contro tutte le guerre, «contro la logica disumana del sistema nel quale viviamo, basato sulla competizione, la violenza, la sopraffazione, la legge del più forte», come scrive lo stesso Lucini nell’introduzione.
Ce n’è abbastanza per rimpiangere fortemente questo coraggioso intellettuale globale che, oltretutto, scriveva versi limpidi, precisi, che ambiscono a parlare a tutti e non perciò rinunciano all’eleganza formale, al lavoro sulla lingua che è della vera poesia.
