Poesie per un anno 228 – Giorgio Bàrberi Squarotti

di Francesco Paolo Memmo

 

Giorgio Bárberi Squarotti (14 settembre 1929 – 9 aprile 2017) è stato un illustre italianista, professore di Letteratura italiana per oltre trent’anni nell’Università di Torino, responsabile scientifico, dopo la morte di Salvatore Battaglia, del «Grande Dizionario della Lingua Italiana» (Utet), ma anche poeta prolificissimo: esordì con «La voce roca», presso Scheiwiller, nel 1960, e proseguì per oltre mezzo secolo fino all’ultima raccolta del 2016 («Le voci e la vita», Secop).

L’anno successivo l’opera completa è stata raccolta in due volumi: «Dialogo infinito», Genesi editrice, 2017. Sono oltre duemila pagine, ed è probabile che questa enorme quantità non gli abbia giovato, ma sono sempre stato convinto che Bárberi Squarotti sia stato enormemente sottovalutato come poeta.

Recensendo «Dialogo infinito», Roberto Pazzi ha scritto: «Pessimista morale assoluto sulla Storia, denunciata come regno del denaro, del successo, dell’egoismo, Bárberi affida a una fede incrollabile in Dio la sua redenzione, ma è la Parola col suo valore mitopoietico il vero strumento di riscatto che fa del poeta qualcosa di simile a un laico sacerdote».

Autore sottovalutato, ho detto. Non però da Mario Lunetta, che lo ha inserito nell’antologia da lui curata «Poesia italiana oggi» (Newton Compton, 1981), scrivendo che nei suoi versi è «fortissima la presenza epifanica degli oggetti, dei personaggi, dell’infinità dei frammenti mondani, come perduti dentro un flusso di racconto un po’ epilettico, cupo, disperato: col Soggetto, o meglio con la sua ombra, che si guarda guardare questo “reale” irrealissimo come dall’angolo oscuro di un voyeur ironico e tetro».

E meno che mai da Elio Gioanola che gli assegna un posto di assoluto onore nella sua antologia «Poesia italiana del Novecento» (Librex, 1986) ponendolo a conclusione, con una scelta molto significativa di testi, della sezione intitolata «Impegno, sperimentalsmo, neo-avanguardia».

Io qui devo aggiungere la mia personale gratitudine a Bárberi Squarotti per aver tenuto a battesimo, nel 1975, la mia prima raccolta, «L’inverso della norma», di cui sottolineava due elementi – la visionarità onirica e la dimensione ironica – che ben si addicono anche alla sua poesia.