Poesie per un anno 222 – Giulio Trasanna

di Francesco Paolo Memmo

 

Giulio Trasanna (10 agosto 1905 – 10 settembre 1962) era nato nel cantone svizzero di San Gallo, ma cresciuto a Udine. Da giovane si dette al pugilato: fu campione del Friuli e tentò, senza successo, di aggiudicarsi il titolo italiano dei pesi leggeri. Senza studi regolari (glielo avevano impedito le umili condizioni familiari), scoprì da autodidatta il mondo della cultura e nel 1937 stampò una raccolta di versi («Annate»), seguita nel 1941 da «Soldati ed altre prose» (il libro è stato ristampato nel 2019 da Quodlibet). Scrisse poi alcune opere teatrali e a lungo tentò di portare a termine un grande romanzo storico che, attraverso le vicende di una famiglia, avrebbe dovuto ripercorrere gli anni che vanno dall’unità d’Italia all’affermazione del fascismo.

In vita non pubblicò altro che i due libri sopra citati. Postume sono uscite alcune altre opere, narrative e teatrali, e i versi di «Pamphlet» (Giordano Editore, 1966). Molto stimato da un critico come Claudio Magris e da un poeta come Franco Loi, Trasanna resta un autore quasi totalmente sconosciuto.

Tra quelle che conosco, l’unica antologia che ne contempla la presenza è quella di Giancarlo Majorino, «Poesie e realtà 1945-2000», Marco Tropea Editore, 2000 (una prima edizione, che si arrestava al 1975, era uscita presso Savelli nel 1977). Trasanna, scrive Majorino, «è un autore pressoché ignoto […]. Le sue poesie […] documentano intensità e necessità. In versi densi di figurazioni, immagini, concetti che si direbbero incorporati, tanto la loro pasta è dura, spessa, riferita al vissuto, costituisce poesie che a volte si trasformano in quasi-prosa, come troppo gravate da quel carico», anche scontando una preparazione da autodidatta […]. Ma gli esiti importanti (anche interni a una stessa poesia) sono frequenti».