Poesie per un anno 221 – Giorgio Calcagno

di Francesco Paolo Memmo

 

Giorgio Calcagno (9 settembre 1929 – 26 agosto 2004), giornalista e critico letterario (fu tra i fondatori di «Tuttolibri», il supplemento letterario de «La Stampa»), autore di alcuni libri di narrativa (esordì nel 1969 con «Il Vangelo secondo gli altri», poi ristampato da Rusconi nel 1984), poeta noto come epigrammista (manco a farlo apposta, di epigrammi abbiamo parlato ieri) e soprattutto come “giocoliere” della lingua, autore di poesie giocose, giocabili, da giocare (piaceva a Dossena, a Eco). Ma il testo che oggi di lui propongo – questo splendido sonetto d’amore arricchito da qualche preziosità metrica – ne esemplifica un aspetto più serio, più meditativo.

Il sonetto è tratto dalla sua prima raccolta di versi: «Visita allo zoo», Guanda, 1980. Le hanno fatto seguito: «Galileo e il pendolare. Frizzi, bisticci, sfizi, ghiribizz» (Longanesi, 1990), «La tramontana di Ravecca. Dodici poesie genovesi» (San Marco dei Giustiniani, 1991), «Sul sentiero dei Franchi» (Nino Aragno Editore, 2004).

Postumo è il volume che raccoglie «Tutte le poesie» (Nino Aragno Editore, 2010), introduzione di Giovanni Tesio, con una nota di Ernesto Ferrero che di Calcagno offre questo ritratto: «Giorgio era uomo limpidamente spiritoso. Possedeva un talento rabdomantico per cogliere a volo il tratto rivelatore di un carattere, il lato comico delle cose e delle persone, e volgerlo in gioco verbale. Era un vero uomo di lettere, cioè di ricerca, che sapeva mettere a disposizione degli altri il suo sapere,profondo ma dissimulato, mai esibito. In più, la sua modestia andava di pari passo con il riserbo, la discrezione, la gentilezza. Lontano e anzi opposto a ogni tipo di esibizionismo presenzialistico, a ogni facile ostentazione di sé, come solo i liguri e i piemontesi spesso riescono a essere, Giorgio ha offerto ai suoi lettori le occasioni di un dialogo tanto più profondo quanto più discreto».