Poesie per un anno 201 – Roberto Pazzi

di Francesco Paolo Memmo

 

Roberto Pazzi (18 agosto 1946 – 2 dicembre 2023), prima del fortunatissimo esordio nella narrativa con «Cercando l’Imperatore» (Marietti, 1985), aveva pubblicato quattro raccolte di versi («Le ultime notizie e altre poesie», De Luca, 1969; «L’esperienza anteriore», I Dispari, 1973; «Versi occidentali», Rebellato, 1976; «Il re, le parole», Lacaita, 1980). Seguirono poi: «Calma di vento», Garzanti, 1987; «Il filo delle bugie», Corbo, 1994; «La gravità dei corpi», Palomar, 1998; «Talismani», Marietti, 2003; «Felicità di perdersi», Barbera, 2013, «Un giorno senza sera. Antologia personale di poesia 1966-2019», La Nave di Teseo, 2020.

Quest’ultimo volume si avvale di uno scritto finale di Alberto Bertoni che, a proposito di «Il re, le parole» (la raccolta da cui traggo la poesia che qui riproduco), scrive che qui «sono completamente aboliti i rischi di un poetese o linguisticamente “di rottura” o da “parola innamorata”, com’era allora di moda, a favore di un avvicinamento ormai prossimo a quella romanzizzazione delle forme che è uno dei tratti riconoscibili del Novecento maturo e da cui solo i poeti più avvertiti hanno saputo trarre partito per scrivere libri meno liricheggianti e di più consapevole complessità».