Poesie per un anno 198 – Lea Canducci

di Francesco Paolo Memmo

 

Lea Canducci era una psicoterapeuta, autrice di un notevole saggio su Leopardi («Giacomo Leopardi. Autoanalisi di un poeta», 1978) e autrice di numerosi libri di versi.

Nell’anno stesso della sua scomparsa, il 2016, è uscito presso Manni «Da un indecifrabile tempo», che antologizza dieci raccolte, in un percorso che va dal 1975 al 2010. Scrive Elio Pecora nella prefazione: «Sono vari e complessi i temi e fitti e dolorosi gli eventi da cui muove questo far poesia. Sono numerosi i poeti evocati, da Marina Cvetaeva a Montale, da Caproni a Bertolucci, da Amelia Rosselli a Sanguineti: il che certo significa una riposta corrispondenza, una inebriante e pure patita empatia. Le città, dalla Milano dell’infanzia e della prima giovinezza, alla Roma degli anni maturi – velati da una sottile malinconia – restano i luoghi di un’esistenza affaticante e amata in pari misura. Su tutto e in tutto preme la Storia con le sue illusioni e le sue rovine. E se la memoria degli anni di guerra, il dolore per il padre deportato nei campi nazisti, cedono all’aspra conclusione che “non si annullano le colpe”, nell’attenzione al presente si alternano comprensione e spietatezza».

Aggiungo che Lea era una cara amica, di cui ricordo la pacatezza, la gentilezza, la disponibilità all’ascolto, la generosità. E, a dimostrazione dell’empatia che lei sempre provava nei confronti delle persone con cui veniva in contatto, pubblico questa sua poesia a me dedicata, scritta utilizzando come in un centone certi miei giri di verso e certe mie espressioni (in quel libro ci sono decine di altri esperimenti del genere) per ricostruire, se non un profilo psicologico, un programma poetico: una poetica.