Poesie per un anno 193 – Stefano Terra

di Francesco Paolo Memmo

 

Stefano Terra (11 agosto 1917 – 5 ottobre 1986), torinese legato al gruppo di Cesare Pavese e Leone Ginzburg, durante il secondo conflitto mondiale fu fatto prigioniero ma riuscì poi a fuggire al Cairo dove si unì agli esuli antifascisti di “Giustizia e libertà”. Fece ritorno in Italia, a Roma, alla fine del 1943, pochi mesi prima della liberazione della città.

A Milano, nel 1945, diresse il quotidiano “Italia libera” e per qualche mese fu con Franco Calamandrei, Franco Fortini e Vito Pandolfi nella redazione di “Il Politecnico” di Vittorini. Nel dopoguerra, fino al 1968, si dedicò totalmente al giornalismo, e per molti anni fu corrispondente de “La Stampa” dai Balcani e dal Medio Oriente.

I suoi primi due romanzi («La generazione che non perdona, 1942, e «Il ritorno del prigioniero», 1944; entrambi ristampati, in unico volume, nelle edizioni Spoon River, 2014) sono una importante testimonianza di quello che l’autore chiama il fallimento della sua generazione sopraffatta dal fascismo e sconvolta dalla guerra.

Molto tardivamente il nome di Stefano Terra è stato conosciuto da un numero più ampio di lettori, grazie al successo ottenuto dai suoi romanzi «Alessandra» (premio Campiello 1974) e «Le porte di ferro» (premio Viareggio 1980).

Tutto il percorso di narratore è stato accompagnato dall’esercizio della scrittura in versi: «L’avventuriero timido» (Guanda, 1969) raccoglie le poesie datate 1937-1969. Il titolo è spiegato da Terra in una breve nota introduttiva: «Quando avevo dodici anni tornando molto tardi da una spedizione nei boschi della collina torinese una bella signora madre di un amico mi chiamò avventuriero. Quella parola mi diede un indimenticabile profondo senso di orgoglio e perdizione. In quanto alla timidezza l’ho avuta soprattutto nella ricerca di un ritmo nella vita per arrivare ad una ininterrotta narrativa».

Si aggiungano ai versi di questo volume le «Poesie inedite» pubblicate All’Insegna del Pesce d’Oro nel 1991.