Un mese fa è scomparso Francesco Marotta (11 marzo 1954 – 10 luglio 2025).
Marotta ha insegnato Storia e Filosofia nei licei e gestito il bel blog letterario «La dimora del tempo sospeso». La sua opera in versi è riassunta nel volume di Marco Ercolani «Il poema ininterrotto di Francesco Marotta. Antologia poetica e critica», Carteggi Letterari-Le Edizioni, 2016 (ma poi altro c’è stato, fino all’ulima raccolta, «Polvere», pubblicata da Anterem l’anno scorso).
Ercolani è anche autore dello scritto che introduce la raccolta da cui traggo la poesia che qui pubblico. Ne trascrivo due brevi estratti, Il primo: «Marotta è sempre, e in questa raccolta forse con maggiore intensità, poeta di un vortice immobile del linguaggio: i suoi versi sono specchi ustori che traducono la tensione incandescente della parola, all’occhio e all’orecchio del lettore, in una sola poesia rifratta in tanti riflessi, che corrispondono ai versi e alle pagine del libro».
E a conclusione: «Ancora una volta Marotta ci dona un libro potente, intimo e inattuale, che rifiuta ogni etichetta di neo e postavanguardia, dove il surrealismo dell’immagine è l’ardente rappresentazione di un realismo interiore, privato, e lo stile ha sempre una dizione solenne, innodica».
