Poesie per un anno 184 – Piera Oppezzo

di Francesco Paolo Memmo

 

La poesia di Piera Oppezzo (2 agosto 1934 – 19 dicembre 2009) è scarna, essenziale, testimonianza di un’esistena misteriosa e votata alla non felicità, espressione di un malessere senza rimedio: «Disperarsi ogni giorno / è ripetere l’atto meticoloso di un vizio».

Resiste tuttavia, nonostante tutto, o forse proprio come unica forma di resistenza, la fiducia nella parola: «la fiducia nello strumento del linguaggio, che è una costante della poesia e letteratura femminile emergente del Novecento […] si esprime attraverso il rigore e la precisione dell’enunciato poetico. Caratteristica fondamentale, per stessa ammissione dell’autrice, della sua poesia è “l’espressione basata sui concetti e non sui sentimenti”» (Giovanna Rosadini).

Poche le raccolte pubblicate in vita: «L’uomo qui presente» (Einaudi, 1966), «Sì a una reale interruzione» (Geiger, 1976), «Le strade di Melanctha» (Nuovi Autori, 1987), «Andare qui» (Manni, 2003).

Postume sono una ricca antologia dei suoi testi («Una lucida disperazione, a cura di Luciano Martinengo, prefazione di Giancarlo Majorino, Interlinea, 2016) e «Esercizi d’addio. Poesie inedite 1952-1965», ancora a cura di Luciano Martinengo, prefazione di Giovanna Rosadini (Interno Poesia, 2020).