Luigi Fiorentino (13 febbraio 1913 – 2 agosto 1981), nato a Mazara del Vallo, partecipò alla seconda guerra mondiale come ufficiale dell’esercito e dopo l’8 settembre combatté contro i tedeschi, venendo internato per due anni in vari campi di prigionia in Polonia e Germania.
Dopo la guerra si stabilì a Siena dove fondò la rivista «Ausonia» e diresse la casa editrice Maia.
Traduttore dal francese e dallo spagnolo (Góngora e Mallarmé, tra gli altri), la sua produzione poetica si svolge dal 1931 al 1969. Invece di elencare i titoli delle singole opere, difficilmente reperibili, mi limito a segnalare il volume curato, nel centenario della nascita, da Raffaello Utzeri: «Il compiuto discorso. Antologia poetica (1939-1969)», Edilet, 2013 (del 2016 una seconda edizione ampliata).
Nella prefazione, Utzeri riconosce nell’esperienza dell’internamento il momento decisivo non solo nella vita di Fiorentino ma anche nell’esercizio stesso della scrittura: quel trauma «cambiò la sua coscienza da “combattente” in “resistente”. Trasformò il suo poetare da una dimensione di canto prevalentemente lirico ad una di amara, più pregnante versificazione, prevalentemente drammatica. Evitare la barbarie, anche in letteratura, fu il pensiero dominante di Fiorentino».
