Anna Malfaiera (26 luglio 1926 – 27 gennaio 1997) – lo sostengo da sempre – è una delle voci poetiche più importanti del secondo Novecento.
La sua è una poesia che non canta, non racconta, riduce al massimo ogni orpello retorico. Semplicemente: dice. E dice con una perentorietà direttamente proporzionale ai dubbi, alle incertezze, alle contraddizioni che la vita propone.
È pensiero che si fa parola. Pensiero che affonda nella propria privata biografia ma che immediatamente si universalizza in forza di una tensione morale fortissima e fortemente contrastiva nei confronti di una realtà sentita come ostile e tuttavia indagata con tenacia e rigore.
La poesia come forma di resistenza: “Una resistenza inamovibile”, come suona il titolo di un suo componimento che io eleggerei a titolo dell’intera opera sua.
