Tito Balestra (25 luglio 1923 – 19 ottobre 1976) è sostanzialmente un epigrammista. Le sue due raccolte maggiori («Quiproquo», Garzanti, 1974; e «Se hai una montagna di neve tienila all’ombra», ivi, 1979), entrambe tenute a battesimo da Attilio Bertolucci, sono state ristampate l’anno scorso in unico volume dalla Nave di Teseo, con prefazione di Alberto Bertoni.
Nella bandella di «Quiproquo», scrive Bertolucci: «Ci si sono provati in molti a scrivere epigrammi, anche certi capziosi ideologi: ma chi c’è riuscito con l’asciutta grazia di questo romagnolo in esilio apparentemente indolore, in effetti straziante? Di questo votato alla douceur della provincia agricola, che ha scelto lo scirocco snervante e le bassezze della capitale per assolvere al suo ruolo di poeta “satiro”, non moralista?».
Lo stesso Bertolucci, nel risvolto della raccolta postuma del 1979, dice delle “Poesie di Liestal” (di cui qui pubblico la prima): «Sono bellissime, tanto più strazianti in quanto finali e pure come aperte verso un’altra natura, forse un’altra vita e, dunque, un’altra poesia […]. C’è il tocco dei lieder di Franz Schubert, la loro disperazione e dolcezza».
