Poesie per un anno 174 – Gianfranco Palmery

di Francesco Paolo Memmo

 

Gianfranco Palmery (22 luglio 1940 – 28 luglio 2013): traduttore di poeti inglesi (Keats, Shelley), americani (Poe, Berryman), francesi (Jean de Sponde, Corbière), critico letterario, fondatore e direttore della rivista «Arsenale» (1984-1989) e della casa editrice Il Labirinto, è autore di numerose raccolte di versi (da «Mitologie», 1981, a «Corpo di scena», 2013) che suscitarono l’ammirazione, tra gli altri, di un critico come Luigi Baldacci che, nella prefazione a «Il versipelle» (1992) scrive: «Palmery […] ti butta subito in faccia la sua disperazione senza pudore. E magari non sarà un sentimento privato, ma è comunque una fede, un codice, una griglia di decifrazione», in ciò diverso da molti poeti contemporanei che hanno paura dello «scandalo dei contenuti» mentre lui, aggiunge Baldacci, ha il «coraggio di svelare, come aveva fatto Leopardi, la mano occulta dell’universal carnefice».

Ma insieme a ciò, e insieme alla sottolineatura dei temi portanti di questa poesia (la morte, il corpo come prigione, la presenza angelica e demoniaca dei gatti, l’interrogazione sul ruolo del poeta), bisognerà anche dire della lingua sempre alta e preziosa di Palmery, della sua versificazione composta e però anche complessa nei suoi accorgimenti ritmici e retorici.

Sicché ha ragione Barbara Carle: «Gianfranco Palmery è un poeta unico nel vasto panorama della poesia italiana contemporanea. Colpisce non solo per “lo scandalo dei contenuti” ma anche per il suo “talento” di stilnovista postmoderno che rivela una sovrana padronanza, da “miglior fabbro”, dell’arte di fare versi».

Molte poesie di Palmery sono dedicate ai gatti (anzi: al gatto, nella sua essenza), e a lui si deve la primogenitura del termine “gattità” entrato nel vocabolario Treccani. «Gattità» (Il Labirinto, 2025) è il titolo di una piccola, preziosa antologia che di Palmery pubblica poesie tratte da varie raccolte, insieme a bei disegni dell’autore.

Vi si trovano anche i versi che qui oggi propongo, sperando che possano in qualche modo consolare Edoardo Ferri (e Matilde) per la perdita di Spotty.