Poesie per un anno 17 – Gregorio Scalise

di Francesco Paolo Memmo

 

Gregorio Scalise (25 gennaio 1939 – 11 maggio 2020) esordì alla fine degli anni Sessanta del secolo scorso con due raccolte pubblicate, sotto l’egida di Adriano Spatola, dalle edizioni Geiger («A capo», 1968; e «L’erba al suo erbario», 1969) ma delle sue vere qualità di poeta ci si accorse soprattutto quando Franco Cordelli e Alfonso Berardinelli lo inserirono nell’epocale «Il pubblico della poesia» (Lerici, 1975) col poemetto «I segni», poi confluito ne «La resistenza dell’aria» (Mondadori, 1982) che ne segnò la consacrazione definitiva.
Poche righe di Maurizio Cucchi, a proposito di Scalise, sento di poter sottoscrivere pienamente:
«Poeta di limpida intelligenza, procede senza abbellimenti, senza astuzie linguistiche, senza artifici evidenti. Taglia veloce, usa una lingua plausibile, razionale o raziocinante e persino nobilmente piatta, vistosamente antiretorica»,
con uno sguardo sempre più ironicamente disincantato di fronte alle brutture del tempo.
Una raccolta riassuntiva del lavoro poetico di Scalise fino ai prini anni Duemila è «Opera-opera. Poesie scelte 1968-2007», Luca Sossella Editore, 2007.