Poesie per un anno 167 – Giorgia Stecher

di Francesco Paolo Memmo

 

Giorgia Stecher (14 luglio 1929 – 24 aprile 1996), siciliana di Messina, dopo la raccolta esordiale «Dialoghi e soliloqui» (Città di Vita, 1978) ha pubblicato alcuni non trascurabili libri di poesia («Qualcosa di sbagliato», Il Vertice, 1981; «Non la terra», ivi, 1982; «Quale Nobel Bettina», ivi, 1986; «Fotograffiti», ivi, 1989; «Album», ivi, 1991; il postumo «Altre foto per album», a cura di Giorgio Linguaglossa, Scettro del Re, 1996), nei quali progressivamente si fa più acuta l’esplorazione sia della realtà quotidiana che della memoria ostinatamente coltivata, con una voce a volte dolente e amara, altre volte ironica e addirittura rabbiosa.

Quanto alle radici di questa poesia, mi piace ricordare il giudizio di Dario Bellezza che, nella prefazione alla raccolta da cui traggo i versi che oggi propongo, definisce Giorgia Stecher come «un’anima romantica che si esprime in un tessuto linguistico moderno e aggiornato che sul ceppo gozzaniano innesta la lezione di Montale».