Elio Fiore (12 luglio 1935 – 21 agosto 2002) esordì in poesia nel 1964 con la raccolta «Dialoghi per non morire» (ristampata nel 1980 da Scheiwiller). Tra i titoli successivi segnalo «In purissimo azzurro» (Garzanti, 1986), «Nell’ampio e nell’altezza» (Tipografia Simboli, 1987), «Myriam di Nazareth» (Ares, 1992), «Il cappotto di Montale» (All’Insegna del Pesce d’Oro, 1996), «Antologia poetica» (Tallone, 1999).
L’intera produzione del poeta romano è ora riunita, per le cure di Silvia Castelli, in «L’opera poetica» (Ares, 2016), con una prefazione di Alessandro Zaccuri che, a ragione, sostiene: «Essere poeta, per Elio, significava custodire un piccolo spazio di luce e di bellezza in un mondo altrimenti dominato dalle tenebre e dall’orrore».
Ed in effetti è questo il mondo che Fiore ha cominciato a conoscere da bambino, da quando rimase sepolto insieme alla madre sotto le macerie del bombardamento di San Lorenzo il 19 luglio 1943; e quando, il 16 ottobre di quello stesso anno, dovette assistere al rastrellamento degli ebrei del Ghetto di Roma (è in quel quartiere che poi, per molti anni, decise di andare ad abitare, per sentirsi anche fisicamente vicino ai sopravvissuti allo sterminio).
Traggo il testo che qui propongo dalla raccolta garzantiana «In purissimo azzurro» (1986). Scrive Mario Luzi nella prefazione che quelle poesie rivelano una «natura di “anghelos” debitamente provvisto di dolcezza e di terribilità […]. Dico poesie: ma lo sono? Basta questa parola a dire quel che sono? Sono annunci, lamentazioni, terribili accuse, luminose ascese e discese della “profezia” che traversano il nostro tempo così impetuosamente e così implacabilmente che io non conosco altro libro di poesia nostra dove la tragedia dell’epoca sia altrettanto presente nei suoi grandi traumi apocalittici e nelle sue quotidiane circostanze, sotto la trafittura della luce e del grido».
L’ultimo verso di questa poesia cita il v. 560 del Libro VI dell’«Eneide», là dove Enea, spaventato dal rumore che proviene dagli Inferi, chiede alla Sibilla Cumana che specie di delitti vengono commessi.
