Poesie per un anno 163 – Lucio Zinna

di Francesco Paolo Memmo

 

Lucio Zinna (27 febbraio 1938 – 10 luglio 2024), siciliano di Mazara del Vallo ma vissuto a Palermo, iniziò a scrivere poesie da giovanissimo: la sua prima plaquette («Il filobus dei giorni», 1964) raccoglie versi scritti a partire dal 1955, cioè da quando aveva 17 anni.

Da allora la sua presenza è stata costante, non solo come poeta ma anche come critico letterario e animatore di riviste letterarie. L’elenco dei titoli sarebbe lunghissimo.

Mi limito a citare l’ampia antologia «Il verso di vivere» (introduzione di Francesco De Nicola, Caramanica, 1994) e alcune fra le raccolte successive: «La porcellana più fine» (Sciascia, 2002), «Poesie a mezz’aria» (LietoColle, 2009), «Stramenia» (L’Arca Felice, 2010), «Le ore salvate» (Thule, 2022).

Anche quando si avventura nei meandri della memoria, nella rievocazione di esperienze e storie passate, Zinna è sempre tenacemente ancorato al presente: che non ama, ma cerca di capire in tutta la sua complessità.

Con uno sguardo sempre antilirico, antiretorico, a volte cupo, altre volte con leggerezza ironico, e con una passione civile che non è mai venuta meno. Lo dimostra, se non altro, la poesia che qui oggi propongo.